Un paese costruito sopra i propri tunnel Chi arriva a Capistrello vede un borgo in pietra addossato al versante, il Liri che scorre in basso, la Valle Roveto che si stringe. Quello che non vede è la parte più interessante: sotto e dentro questa montagna passano due opere di ingegneria separate da milleottocento anni, e sono entrambe ancora lì. La prima l'ha voluta un imperatore romano per prosciugare un lago. La seconda l'ha disegnata un ingegnere dell'Ottocento per far salire un treno dove non c'era spazio per salire. Nessuna delle due è un rudere da guardare da lontano: una si visita a piedi, l'altra è fatta in modo che chi la percorre non si accorga di averla percorsa. L'Emissario di Claudio, 41–52 d.C. Il lago Fucino era il terzo lago d'Italia e non aveva emissari naturali: si alzava e si abbassava da solo, allagando i campi. L'imperatore Claudio decise di svuotarlo, e per farlo serviva bucare il monte Salviano e portare l'acqua fino al fiume Liri, che scorre proprio a Capistrello. Il cantiere durò undici anni. Il risultato è un cunicolo di oltre cinque chilometri, scavato a mano, con pozzi verticali e gallerie di servizio per far lavorare più squadre contemporaneamente sullo stesso fronte. È rimasta la più grande opera idraulica sotterranea del mondo antico fino al traforo del Frejus, nell'Ottocento. Lo sbocco — l'Emissario vero e proprio — è a Capistrello. Non è una ricostruzione: è la pietra che hanno tagliato loro. La galleria elicoidale, fine Ottocento Diciotto secoli dopo, un problema diverso. La ferrovia Avezzano–Roccasecca doveva passare dalla gola di Roveto, fra Pescocanale e Capistrello: troppo dislivello in troppo poco spazio, e le locomotive dell'epoca non ce la facevano. L'ingegnere Ernesto Mangiarotti, per la Rete Mediterranea, risolse facendo girare la linea su sé stessa dentro la montagna. Una spirale: il treno entra, compie un anello con raggio minimo di circa 300 metri, ed esce più in alto di dov'era entrato. La pendenza scende dal 25 per mille all'aperto al 20 dentro la galleria, che è esattamente il margine che serviva. Le gallerie del tratto elicoidale hanno nomi propri: del Molino, La Giorgia, dell'Emissario, Capistrello. E c'è un dettaglio che vale il viaggio: chi passa in treno è convinto di aver percorso una linea dritta. La curva è così ampia e così buia che il corpo non la registra. Come si vedono L'Emissario si visita liberamente. Non serve prenotare, non serve una guida e non si paga: ci si arriva e si guarda. È la cosa più semplice di tutta questa storia, ed è anche il motivo per cui vale la pena fermarsi qui invece che passare. Mettiti scarpe buone: è pietra, e non è un museo con i corrimano. La galleria elicoidale, invece, non si visita: si attraversa. È una linea ferroviaria in esercizio, non un sito archeologico, e i portali si scorgono dalla valle. Il modo giusto di vederla è saperla — la prossima volta che passi da quelle parti, saprai che stai girando. Se stai da noi e vuoi sapere dove lasciare l'auto o da che parte si entra, chiedici: è più veloce che cercarlo. Quando venire Primavera e autunno sono le stagioni giuste. In primavera la valle è verde e l'acqua è alta; in autunno i castagneti della Valle Roveto cambiano colore e ci sono le sagre. L'estate funziona perché qui si sta freschi anche quando la costa è ferma, e l'inverno ha il suo senso solo se abbini la neve della Renga o le piste di Ovindoli. È una visita da mezza giornata, non da un'ora. Il resto della giornata lo riempie la valle.